Editoriale Natale 2021

Carissimi,

la nascita di Cristo, l’Incarnazione, è già promessa della Resurrezione e della vita eterna.

La pandemia ci ha posto di fronte alla dura constatazione della inadeguatezza dell’Uomo, della sua scienza, del suo agire terreno, della sua presunzione di debellare con le sue sole forze i mali del mondo, dalla malattia alla povertà.

Riemerge in questi tempi, soprattutto negli ultimi anni, il primo e ancestrale peccato dell’Uomo: l’orgoglio. Quel peccato che spinse Adamo a mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male per essere come Dio. Nella allegoria biblica il gesto di Adamo rappresenta l’illusione dell’uomo di essere il padrone della sua stessa vita. Egli non si accontenta di essere ospitato nella perfezione dell’Eden, ma vuole essere l’arbitro anche del bene e del male, sostituendosi a Dio. Questo è il vero peccato originale.

La sua cacciata dall’Eden pone l’Uomo improvvisamente dinanzi al male, non solo morale, ma anche fisico: la durezza del pane quotidiano, del partorire, delle malattie, della povertà, delle ingiustizie, infine della morte. Dio rispetta la libertà di Adamo, anche se la giudica, e lo invia nel mondo riponendo la Sua fiducia nel suo libero arbitrio e nella sua capacità di comprendere ove sia il vero Bene, cioè nel seguire la volontà del Signore.

L’orgoglio di Adamo, invece, lo spinge a credere che egli stesso sia in grado di porre rimedio al suo tradimento, gestendo anche il Male e le difficoltà della vita che proprio dal suo gesto discendono, e si trascina tra inutili e vani tentativi, ritorni alla fedeltà a Dio, e ancora altri tradimenti, sempre preda del primo peccato, quell’orgoglio che gli fa credere che la Verità non riposi più in Dio e nella Sua volontà, ma nella felicità della vita terrena.

E’ la nascita di una visione edonistica e materialista della vita che affligge l’Umanità dai primordi, dimentica che la Creazione è dono di Dio e a Dio ritornerà alla fine dei tempi, e quindi che l’Uomo non può salvare il mondo da solo, ma soprattutto non è questo il suo fine, perché la mèta è la fine dei tempi, il ritorno alla Casa del Padre.

L’Umanità ha dimenticato tutto ciò mettendo al primo posto il benessere e la felicità terrena, sacrificando a questi valori materiali il suo fine ultimo.

Oggi   celebriamo   l’inizio   del   nuovo   patto   tra   Dio   e   gli   Uomini,   il   Nuovo Testamento attraverso il Vangelo, la Buona Novella, di colui che oggi viene al mondo: Gesù.

Il Suo messaggio è insito nella Sua stessa Nascita, nella Incarnazione del Verbo nel Figlio dell’uomo che è anche il Figlio di Dio, e che è essa stessa prefigurazione e anticipazione della Risurrezione di Cristo e quindi della Vita Eterna.

Questo è il vero contenuto della nostra Fede: la promessa escatologica.

La Fede non può essere, quindi, ridotta a vaghi precetti moralistici adattati alle difficoltà terrene o a ricette economico sociali per risolvere orgogliosamente da soli quegli stessi mali del mondo che sono conseguenza del primo vero peccato originale.

La pandemia, con la sua scia di morte, sofferenza e dolore è anche un segno dei   tempi.   Non   certo   una   punizione   biblica,   come   vorrebbero   alcune   tendenze teologiche giustizialiste, ma un accadimento storico che è segno dei tempi se, e in quanto, l’Uomo lo sappia leggere alla luce del messaggio divino. Se non è in grado di farlo, qualunque accadimento è solo un accidente del lungo cammino nel mondo e non è in grado di incidere nel profondo, così come la sublime bellezza di un’opera d’arte non può smuovere un animale.

La Nascita in tempo di pandemia,  quindi, ci sia sprone per recuperare i fondamenti e i significati veri del Vangelo che non è un manuale per vivere meglio in società, ma la promessa escatologica della resurrezione dei corpi e della vita eterna.

Con questo auspicio giungano a tutti gli auguri più sinceri della Associazione e del suo direttivo, con un arrivederci al prossimo anno, attraverso un sito rinnovato e, ci auguriamo, più consono alle aspettative di un sano conservatorismo cristiano.

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