Pasqua virtuale – I valori che contano

Nei Promessi Sposi Manzoni racconta che, durante la peste del 1630, in Milano, i Decurioni chiesero all’arcivescovo Federico Borromeo, di portare in processione solenne per Milano il corpo di San Carlo, per impetrare l’aiuto del Signore. L’arcivescovo rifiuto, perché temeva, giustamente, che l’assembramento dei fedeli avrebbe favorito il diffondersi del contagio, ottenendo l’effetto opposto. In un secondo momento, narra sempre il Manzoni, egli si fece convincere, forse, dice il Manzoni, per un “po’ di debolezza della volontà”. Sta di fatto che il giorno dopo la processione solenne “le morti crebbero, in ogni classe, in ogni parte della città, a un tale eccesso, con un salto così subitaneo, che non fu chi non ne vedesse la causa, o l’occasione, nella processione medesima”.

Il rifiuto, iniziale, di San Carlo Borromeo era coerente con il diverso atteggiamento da lui seguito nella peste precedente, nel 1576-77, quando egli stesso aveva esortato i suoi sacerdoti, le autorità civili e tutto il popolo a pregare, fare penitenza, anche partecipando ai divini misteri. L’effetto paradosso allora verificatosi aveva sollecitato la ragione del Borromeo, che invece la “debolezza della volontà” poi fece vacillare con effetti disastrosi. La CEI ha seguito l’insegnamento intermedio del Borromeo, quello più razionale, senza “debolezze della volontà”, e non si può che convenire, bloccando le celebrazioni.

Da ciò due considerazioni: non possiamo pretendere da Dio che operi miracoli a comando, come se fosse una slot machine. Egli segue il Suo progetto, non il nostro. E soprattutto non possiamo pretendere che Egli compia miracoli dovendo contrastare non solo le contingenze naturali, ma anche la stupidità umana, che nella specie continua a rifiutare il distanziamento.
Talvolta vi è la sensazione che contro questa stupidità nulla possa, perfino Dio!

La seconda è concentrata nel detto “Aiutati, che il Ciel ti aiuta”, vale a dire che l’uomo deve seguire la ragione e operare razionalmente per il meglio, perché agire razionalmente per il meglio è proprio ciò che Dio vuole da noi e attraverso cui Egli ci dà il Suo aiuto. Non da solo, quindi, si aiuta l’uomo, ma seguendo la Parola del Signore e usando ciò che Dio ha instillato in noi: Fede e ragione.
Tutto ciò conduce alla considerazione che, per quanto dolorosa, la misura che impedisce le celebrazioni religiose ove per necessità di cose si verifica un assembramento di persone è essa stessa razionale e dunque giusta. A condizione, però, che non voglia significare l’indifferenza per il bisogno religioso.

Il sacrificio che la pandemia impone a tutti, avrebbe imposto anche uno sforzo organizzativo per assicurare occasioni celebrative. Ad es., la Domenica, brevi Messe (30 minuti) ogni ora. Oppure, tutto il giorno senza interruzioni, la recita del Rosario o la lettura di brani del Vangelo, il tutto a numero chiuso per assicurare il distanziamento, come nei supermercati. Per essi funziona e per una Chiesa no?
In realtà, a nostro avviso, non di difficoltà tecniche si tratta, ma di scala di valori il cane e i suoi bisogni, il supermercato, il lavoro, cioè i valori materiali, costituiscono ex se giusta causa di eccezione, e ne conveniamo; il rapporto con Dio, chi ha la Grazia di averlo, non viene neppure preso in considerazione, a priori esso è cedevole, negoziabile.

A bocce ferme occorrerà pur riflettere su una società che ritiene essenziale portare fuori il cane e non invece recarsi presso la Chiesa, Sinagoga o Moschea che sia, per curare il proprio rapporto con il Divino.
L’eccessivo accento sulla visione sociale e materiale del messaggio evangelico, ammesso che esista in tali termini, rischia di mettere in secondo piano il contenuto fondamentale di esso: l’anelito escatologico e la vittoria sulla morte. Ciò che proprio oggi stiamo celebrando.
Ne riparleremo. La scorsa Domenica delle Palme ha rischiato di manifestare proprio tale indifferenza. Fortunatamente, anche su indicazione della CEI, molti parroci in Italia hanno assunto iniziative molto più significative della usuale Messa in TV. In generale esse hanno ruotato intorno ad una pubblicizzazione della celebrazione, attraverso altoparlanti parlando dalla sommità dei campanili.
È stato veramente commovente vedere nei servizi televisivi, persone che dai balconi e da ogni parte del quartiere partecipavano alla Messa celebrata dal parroco via altoparlante.

Analoghe iniziative sono previste per Domenica di Pasqua. Approfittiamo quindi del vademecum edito dalla CEI (qui) per suggerire quali celebrazioni familiari possano comunque dare il senso della futura Pasqua, per realizzare comunque che: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt, 18,20).

Spiace, invece, che nel laicismo imperante né i mezzi di comunicazione né le forze politiche abbiano sufficientemente sottolineato la rilevanza morale di questa contingenza che colpisce il nostro Paese proprio in Quaresima, ma che mostra cenni di arretramento proprio in vista della Pasqua. I modi di Dio per dare segnali agli uomini sono innumerevoli e imperscrutabili.
Cerchiamo di leggerli, usando, ancora una volta, Fede e ragione.

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