Il linguaggio nell’epoca di Internet e Whatsapp

“Virgola, punto, punto e virgola”. Tanti ricordano l’insensata ed ironica punteggiatura dettata dal grande Totò in una lettera cult del cinema italiano in “Totò Peppino e la Malafemmina”. E l’intento di questo sovraffollamento di segni d’interpunzione era proprio quella di fare ridere. Ma a così tanti anni dal film, questa scena sarebbe ancora possibile? Accendo il mio cellulare, c’è un sms di una nipote tredicenne “Grz x prnz xke buonssm….ci vdm prst tvb” Traduzione “Grazie per il pranzo perché buonissimo…ci vediamo presto. Ti voglio bene” Non un punto o altro segno, non una maiuscola se non la prima che il cellulare scrive in automatico. Non una vocale se non dove non si capirebbe proprio. E quell’orribile TVB che perseguita. Certo la giovane età fa perdonare tutto. Se salgo di qualche anno nei miei interlocutori di sms molti i messaggini in dialetto, le parole tronche, qualche emoticon. Diverso il panorama su Internet. Le mail sono scarne, fatte di frasi corte ed essenziali quasi sempre al presente ma mai sgrammaticate, tagliate , dialettali. Dove va la lingua scritta –non solo quella italiana- al termine del “Secolo Breve” tramutato negli attuali cento anni della “Comunicazione Breve”?

Il panorama editoriale degli adulti mostra linee contraddittorie. Lo scrittore Giovanni Mariotti con il suo “Storia di Matilde” appare nelle librerie senza alcuna punteggiatura, tutto di fila. “Ogni tanto aggiungevo una virgola, Poi le cancellai, perché mi resi conto che non ce n’era alcun bisogno. E nemmeno dei punti e punti e virgole c’era bisogno. Nemmeno dei due punti”. Più discusso il libro dell’autore francese Matthias Enard,  ”Zone”, una lunga frase di 517 pagine dove però appaiono le virgole. “Zone” è strutturato in 24 canti e vuole richiamare con ciò nell’intento dell’autore l’Iliade ma ne è quasi il suo contrario. Le lingue classiche antiche, infatti, non avevano virgole ma non erano esenti da punteggiatura. Inoltre erano metriche –l’Iliade è scritta in esametri- e non bisogna dimenticare che erano cantate e non recitate come facciamo noi.

Ciò che appare più strano è il boom, dal 2000 ad oggi, di libri legati alla punteggiatura, che del buon linguaggio -di qualsiasi nazione- è l’ultima tappa, volendo significare la grande importanza che ricopre per la gente un buon scritto in stile corretto. In Italia segnaliamo quelli di Bice Mortara GaravelliProntuario di punteggiatura”; di Luca SerianniItaliani scritti” e della Scuola GoldenPunteggiatura”. Aperte le discussioni sul libro –addirittura un bestsellers- dell’inglese Lynne TurssEats, shoots & leaves” sull’irrinunciabilità della punteggiatura che ha venduto migliaia di copie anche negli Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda.

I segni di interpunzione e la virgola in particolare, nascono o rivelano tutta la loro importanza proprio in Italia quando nel 1501 Aldo Manuzio inaugura un nuovo sistema di segni a stampa ed edita “Cose volgari di Messer Francesco Petrarca” di Pietro Bembo. Seguono aggiustamenti ed evoluzioni fino ad arrivare allo “Style Coupé” (Stile Spezzato) di d’Alembert e Diderot che con l’Enciclopedismo eliminano le virgole e creano frasi brevi. Ma già nel 1821 Giacomo Leopardi nello “Zibaldon”e scriveva “Spesse volte una virgola ben messa dà luce a tutto il periodo”, giustamente rivelando che a volte dietro una virgola c’è il senso e la filosofia dei grandi scrittori. Quasi un secolo dopo, nel 1921 Filippo Tommaso Martinetti, quasi a precedere i problemi della lingua di oggi, nel suo “Manifesto Tecnico della Letteratura Futurista”, dichiarava “Abolirei la punteggiatura. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata”. Perché è vero, anche la qualificazione di ciò che si scrive nella Comunicazione Breve –post e mail- salta completamente non pensando all’essenzialità che ricopre. Per esempio: darsi un appuntamento in un ristorante  cambia se si specifica che il ristorante è romantico o che l’appuntamento sarà breve? Cambia non citare mai via Internet i colori, le emozioni, la quantità e qualità di ciò che si fa? Sì. Così come scrivere “senza virgole al posto giusto, o trascurando accenti ed apostrofi, significa scrivere senza ritmo, senza tono, senza voce” afferma il Professor Luca Serianni – ordinario di Storia della Lingua Italiana all’Università La Sapienza di Roma- che sostiene che se la scrittura occupa nuove realtà nell’ambito della comunicazione e se è vero che “lo scrittore inesperto tende ad assecondare con la punteggiatura i ritmi del parlato”, è pur vero che giornalismo, saggistica e letteratura mantengono buoni livelli di scrittura mentre la cosiddetta “Scrittura Giovanile” resta limitata a comunicazioni veloci. Gli stessi giovani poi esprimono a loro modo l’esigenza di uno scrivere corretto quando si passa a qualcosa di più complesso di mail e post.

Se pensiamo che l’equilibrio dei termini, comprensivi di qualificativi di una frase e della sua punteggiatura, esprime il rapporto esistente fra le sue varie parti del testo e tra le subordinate tra loro seguendo regole precise che trascendono dall’umore di chi scrive, forse per capire dove nasce il fenomeno –aiutato dalle velocità dei mezzi quali il computer ed i cellulari- dobbiamo rivolgerci ai testi delle canzoni –prodotti tutti nati per le generazioni juniores- da qualcuno definite Poesia Bassa. Ma sono veri e propri testi e, spesso, Poesia molto Alta anche se Popolare nel senso di semplificata ed alla portata di tutti. Ricordiamo che una volta anche i grandi Poemi erano cantati. Questi sono scritti spesso senza virgole, punti, nessun segno ma, se eseguiti, assumono un diverso significato e non cancellano la culturalità delle lingue, Così se i nostri messaggi e messaggini saranno forse sempre più brevi, possiamo comprendere che anche i giovani continueranno a scrivere all’ombra della tradizione e l’interesse per libri così specifici del buon scrivere quali quelli citati ci fa sperare in una sempre più profonda diversificazione tra scrittura e comunicazione.

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